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Carceri e il recupero dei membri della società. Confronto tra 1900 e 2011

4 Novembre 2014 , Scritto da ARTE E D'INTORNI a cura di Hedda Cacchioni

Carceri e il recupero dei membri della società. Confronto tra 1900 e 2011

a cura di Hedda Cacchioni
Counselor Case Manager
www.eddacacchioni.it

(riproposta gen 2011)

Art. 27 della Costituzione Italiana

La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di
morte.

Prendendo in considerazione la rieducazione del condannato ho trovato forti contrasti dovute a molteplici verità, sia da parte dei detenuti sia da parte degli operatori del sistema carcerario.
Da un esperienza fatta dal dottor Gregory Bateson con una rana, oserei confermare che quando l’essere umano non è “fritto” è “lesso”!.
Il metodo di procedura è semplice ed efficacemente risolutivo, si prende una rana si tiene ferma nell'acqua fredda dopodiché si alza lentamente la temperatura questa non avvertendo scossoni non sentendo la necessità di saltare fuori, si lascerà lessare! l
I sistema carcerario modifica le abitudini ed il modo di pensare dell’essere umano pensante,quanto errante perché ha sbagliato, per inserirlo nella non libertà, nella convivenza forzata, nelle regole della prigione.
Ora mi domando dov’è la rieducazione? Far accettare un luogo di detenzione e lavorare sulla psicologia dei pensanti, (non parlo dell’essere umano non pensante e bestia quanto tale) per abituarli al sistema carcerario, non equivale ad un reinserimento nella società.
Ci sono regole di condotta ovunque, sia di costume, sia scritte, è giusto che vadano osservate per una vita civile comune, ma il mondo fuori non è il carcere.
Tra le svariate tecniche utilizzate dagli operatori, io preferisco la tecnica a mio modesto avviso, di persona che vive il suo quotidiano, quella basata sulla comunicazione. La parola ha la magia di avvicinare le persone e come in un gioco si ripercorrono le tappe di ognuno, recitando con la consapevolezza dell’esistenza dell’altro non quanto nemico ma quanto persona dialogante. La tecnica di “ricalco” entrerà col tempo tra le persone e come l’acculturazione dell’individuo farà parte del gruppo senza che nessuno bastoni l’altro con fotocopie mal riuscite.
Nessun "ricalco" ma sempre se stessi allo stato puro, da essere umano libero pensante e comunicativo in un mondo che a volte non lascia via di uscite, ma, la possibilità di recuperare per vivere nel rispetto della propria e altrui dignità, non cadendo più nello stesso sbaglio.

Ergo Comunità di Recupero e meno carceri, in cui dare fiducia e autostima.
La fiducia è uno stato estatico che pochi conoscono e viene spesso confuso con il menefreghismo che è uno stato di soddisfazione non pensante annullamento dell'autostima.

Nel secondo millenio d.C. non è cambiato molto… il male continua ad esserci per opera del bene che tace! Sono cambiati i metodi, i sopprusi restano, da parte di quelle divise che dovrebbero dare esempio di giustizia costituzionale basata sul rispetto, dignità, patto di amicizia e fratellanza.
(non mi sento di scrivere di più su una questione tanto grande, voglio solo che si cerchino delle risposte è anche auspicato dal mondo politico nè?!<cambiamenti concreti>).

(( pardon, n'a cazzata quando si parla di bestie ))

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