Notizie e Opinioni. L'eccellenza può coesistere in armonia col nostro potenziale personale.
15 Maggio 2024
Invadente, prepotente, sempre al centro dell’attenzione e, quasi sempre, troppo eloquente.
Eppure di recente tale visibilità è venuta meno: esso è quasi scomparso. Stiamo parlando di qualcuno, o meglio qualcosa, con cui tutti (ma, soprattutto, tutte) ci siamo dovuti e ci dobbiamo rapportare: il naso.
Questo simpatico inquilino occupa in effetti la parte centrale del nostro viso, ma ciò non equivale a farne automaticamente l’oggetto preponderante dello sguardo altrui, se non fosse che Madre Natura, come si suol dire, può rivelarsi più o meno generosa nei nostri confronti, dotandoci di un nasino elegante, alla francese, oppure di un qualcosa di più somigliante, nel migliore dei casi, a un ortaggio.
Tipicamente infatti ciò che si vorrebbe dai nasi è soprattutto che fossero dritti: le gobbe ci allontanano forse da un ideale di profilo alla greca, evocando immagini di dromedari che interrompono la continuità e l’armoniosità delle linee. Pensa tu se chi ti stava amabilmente osservando, sul punto di pensare a una soave musica suonata da violini si risveglia al suono di un goffo sassofono.
Ma forse non è solo tale armoniosità a renderci antipatiche le forme del naso che non vorremmo. Esso, come accennavamo in partenza, sembra essere particolarmente eloquente.
Forse quella gobbetta potrebbe dire di noi che siamo un po' alteri, come Dante; un naso all’insù potrebbe comunicare che abbiamo “la puzza sotto il naso”; oppure la nostra misantropia potrebbe contrastare con un naso a patata che ci renderebbe più simpatici agli occhi altrui. Il naso sembra dire tanto, anche troppo, e difatti viene ironicamente e sapientemente utilizzato nelle caricature.
Viene usato, nei romanzi o nei fumetti, proprio per tipizzare i personaggi; nella finzione un naso aguzzo non verrebbe probabilmente attribuito a un amabile uomo. A meno che non si tratti del Cyrano, che da esso ne è afflitto.
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Ma il destino di Cyrano sembra essere diventato piuttosto comune se, come noto, nei selfie a volte esso tende a essere offuscato dagli effetti di sfocatura da noi impostati.
Bastano forse gli elementi di cui abbiamo parlato di sopra per poter spiegare questo fenomeno?
E come non far caso ad operazioni culturali in cui il naso viene appena accennato, come accade per i nuovi personaggi della Disney non più disegnati a mano ma modellati in 3 D?
E come dimenticare le vecchie bambole della mia generazione, le Bratz, in cui il naso era quasi assente?
No, togliere i nasi non è un’operazione banale; e neppure renderli tutti piccoli, carini e graziosi, in altre parole innocui.
Il naso, come accennavo, rinvia al rapporto tra tipo e individuo. Certo anche una esatta corrispondenza della forma con la sostanza potrebbe avere dei risvolti negativi, anche se questa eguaglianza viene usata perlopiù in modo ironico. Ma annullare del tutto la funzione tipizzante del naso sembra aver a che fare proprio con le nostre paure interiori: che esso, nella vita reale, ci caratterizzi troppo, che dica troppo; o con la paura di non essere conformi a un ideale di bellezza che è tale perché lo è per tutti, ha carattere normativo.
Belle sì, purchè anonime, sembrano dirci i nasi delle principesse e delle Bratz. E i nasi gobbuti vanno smussati, perché se siete un po' spigolose non andate bene.
No. Direi che l’unico naso di cui possiamo fare felicemente a meno è quello di Lord Voldemort, che sembra essere fatto a posta per prenderlo in giro. Viva i nasi, viva noi. E per buona pace della comunicazione, di quello che non vorremmo “dire” di noi, come direbbe Caparezza, “Fai da tela”, e lascia che la gente ti dipinga come può, come crede, come deve. Siamo come tele.
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