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2 Luglio 2025
BERLINO, luglio 2025
C’è un silenzio insolito nei grandi stabilimenti automobilistici tedeschi. Dove una volta rombavano i motori delle automobili più amate d’Europa, oggi si studia come fabbricare carri armati. In Germania, la crisi dell’automotive non ha solo colpito i conti economici: ha scosso un’intera identità nazionale.
Ma Berlino ha deciso di non restare a guardare. In un Paese dove la precisione meccanica è cultura, la politica ha trovato una via alternativa: convertire le fabbriche di auto in impianti per la difesa.
L’idea non nasce a caso. Bosch, Continental, Volkswagen… nomi solidi, colonne dell’ingegneria tedesca, hanno annunciato migliaia di licenziamenti. La transizione ecologica, i costi delle batterie, la concorrenza asiatica: tutto insieme ha indebolito un settore simbolo.
E così, mentre le linee di montaggio rallentano, aziende come Rheinmetall prendono il testimone e rilanciano: vogliono costruire munizioni, radar, mezzi blindati.
“Stiamo trasformando ciò che sappiamo fare meglio in qualcosa che oggi serve all’Europa”, spiegano dai vertici del gruppo. Bah!!
A Berlino e Neuss, due siti produttivi nati per i componenti auto saranno riadattati per produrre attrezzature militari.
La ex fabbrica Volkswagen di Osnabrück potrebbe diventare un polo per la costruzione di carri armati Leopard, se gli ordini europei lo richiederanno.
Lo stabilimento Alstom di Görlitz, un tempo dedicato ai treni, è stato affidato alla franco-tedesca KNDS per dare vita a veicoli militari di nuova generazione.
Intanto Hensoldt, specializzata in sensori, sta assorbendo personale tecnico da Bosch e Siemens, offrendo un ponte a chi rischiava il licenziamento.
La Germania prevede una spesa militare di 77,6 miliardi di euro solo per quest’anno, e il governo vuole portarla fino al 3% del PIL.
Ma il vero nodo è sociale. È giusto riconvertire migliaia di operai da tecnici dell’elettrico a costruttori di armi? È davvero questa la “transizione” che sognavamo?
Certo è che la riconversione sta salvando posti di lavoro. E non si parla solo di saldatori: servono informatici, ingegneri, esperti di AI e sicurezza. Anche questo è futuro. Ma quale? Un tasto rosso dalla Russia altro poi che fabriche di armi...
Dietro ogni carro armato prodotto c’è un ex operaio dell’auto che ha accettato una nuova divisa, non militare, ma industriale. C’è una madre che si chiede cosa stia costruendo suo figlio una moglie che si chiede quale sarà il futuro dei suoi figli... C’è una Germania che sceglie di non scomparire, ma di cambiare strada mbhe la cambiasse sul serio e costruisca Torre Eifel e si desse al turismo! Nemmeno bellico ne macrabo....
E ora, la domanda è collettiva: vogliamo una nuova epoca di acciaio e difesa, o sapremo trovare un modo per costruire anche pace? Una pace di acciaio che nessuno potrà sconfiggere!!