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17 Agosto 2026
Ci sono storie che non chiedono commozione. Chiedono risposte.
Quella di Francesco Di Rienzo è una di queste.
Francesco è un autore, un creator, un professionista. Ha idee, progetti, relazioni, una vita da vivere. La sclerosi multipla lo ha costretto sulla sedia a rotelle, ma non gli ha tolto il diritto di essere libero.
Il problema, oggi, è che la sua libertà si ferma sulle scale di casa.
Non può uscire autonomamente. Non può ospitare la propria fidanzata. Non può organizzare la propria quotidianità come qualsiasi altra persona. E la ricerca di un'abitazione accessibile, a quanto racconta, non ha prodotto una soluzione.
Nel frattempo Francesco aspetta.
Aspetta le verifiche. Aspetta le risposte. Aspetta che qualcuno trasformi una situazione conosciuta in un intervento concreto.
Io stessa ho scritto, sollecitato, chiesto attenzione. Il risultato? Nulla.
E allora la domanda non riguarda più soltanto Francesco. Riguarda le istituzioni.
A cosa servono le norme sulle barriere architettoniche, i servizi sociali, la non discriminazione, il progetto di vita e l'accomodamento ragionevole se, davanti a una situazione concreta, tutto si riduce a una pratica che resta ferma?
Nessuno sostiene che un Comune debba regalare una casa. Ma un'amministrazione seria dovrebbe almeno individuare una strada percorribile, verificare le possibilità, coordinare i servizi e dare una risposta.
Il silenzio non è una soluzione.
E nemmeno la compassione.
Francesco non chiede di essere compatito. Chiede di poter uscire di casa.
È una richiesta talmente elementare da diventare, paradossalmente, una denuncia politica.
La destra sociale parla di persona, comunità e responsabilità. Bene. Allora dimostri che quelle parole significano qualcosa.
E la sinistra, che da sempre rivendica il monopolio della tutela sociale, dov'è?
Perché davanti a Francesco non servono bandiere.
Serve una porta che si apra.
Serve una casa accessibile.
Serve, soprattutto, uno Stato che non si giri dall'altra parte.
Vivere non è un favore concesso dalle istituzioni. È un diritto.
Edda Cacchioni
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