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IL POTERE DELL'ECCELLENZAblog

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Un dolore che interpella la coscienza collettiva

Due vite spezzate: un dolore che interpella la coscienza collettiva

Vi sono notizie che non si possono accogliere con distacco. Notizie che attraversano l’anima, che scuotono il pensiero e lasciano spazio a un silenzio gravido di domande. In questi giorni, due donne Sara Campanella e Ilaria Sula sono state strappate alla vita in modo brutale, vittime di femminicidio. Due nomi, due esistenze interrotte nel pieno del divenire, che oggi chiedono ascolto, dignità e trasformazione.

Sara, studentessa di Biomedicina all’Università di Messina. È stata uccisa alla fermata di un autobus da un collega, più grande di lei, che da tempo la perseguitava con ossessiva insistenza. Non era un gesto improvviso, ma il compimento tragico di una dinamica relazionale tossica e sottovalutata. L'epilogo, purtroppo, era già scritto in ogni segnale ignorato.

Ilaria, anch’ella ventiduenne, studiava Statistica a Roma. Scomparsa il 23 marzo, è stata ritrovata giorni dopo, chiusa in una valigia e lasciata ai margini di un bosco. A confessare l’omicidio è stato l’ex compagno, che l'ha accoltellata mentre i suoi stessi genitori si trovavano nell’abitazione. Anche qui, il confine tra intimità e possesso si è dissolto nel sangue.

Queste due storie, così diverse eppure intimamente affini, ci impongono una riflessione che non può più essere rimandata. Il femminicidio non è mai un raptus, non è follia improvvisa. È la punta di un iceberg culturale antico e profondamente radicato, dove la donna viene ancora, troppo spesso, percepita come “oggetto” da controllare, gestire, annientare se non risponde ai dettami del dominio emotivo.

Eppure, ci sono donne che si sono salvate, e lo hanno fatto nel silenzio quotidiano, esercitando una forza invisibile fatta di pazienza, calma e profonda consapevolezza. Donne che hanno intuito i segnali di pericolo e hanno scelto, passo dopo passo, di preservare sé stesse con dignità, anche accettando che per il mondo sarebbero rimaste "solo" donne.
Donne che non hanno mai smesso di credere nella loro autonomia emotiva, pur sapendo che il mondo ancora non è pronto a rispettarla pienamente. Ma hanno resistito, e continuano a farlo, perché la loro esistenza stessa è atto politico e spirituale. Mentre il mondo intorno le deride e le chiacchiera.

In qualità di editor, educatrice e content manager, sento il dovere di restituire a queste storie non solo visibilità, ma profondità. Occorre fare luce sulle zone d’ombra in cui si annida il malessere relazionale, quello che cresce nei silenzi, nei compromessi imposti, nell’incapacità di costruire relazioni basate sulla reciprocità, sull’ascolto e sulla libertà dell’altro.

Non è più tempo di restare spettatori. È tempo di agire. Di educare al rispetto, al consenso, alla differenza come valore. Di trasformare il linguaggio, i gesti, le narrazioni. Di restituire dignità alle parole “amore” e “libertà”.

Che il sacrificio di Sara e Ilaria di tante altre e anche delle donne che in vita stanno faticando perché inascoltate per cui che  non sia vano. Che sia seme di un cambiamento urgente, radicale, culturale.

Grazie per essere arrivatə fin qui.
Nel silenzio che segue la lettura, custodiamo insieme il desiderio di una società più giusta, più consapevole, più umana.

Edda Cacchioni
Scrittrice 

 

(se ci sono delle inesattezze sappiatemi dire, per favore, grazie)

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