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IL POTERE DELL'ECCELLENZAblog

Notizie e Opinioni. L'eccellenza può coesistere in armonia col nostro potenziale personale.

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Rita

Rita non ha avuto un’infanzia: ha avuto un addestramento alla resistenza.

È cresciuta in una comunità per bambini maltrattati, un luogo dove l’aria sa di pianti trattenuti e le parole “domani” e “sicurezza” non significano nulla. Lì impari presto due cose: non fare rumore e non fidarti. Rita era piccola, ma già antica. Portava negli occhi una stanchezza che non appartiene ai bambini.

Poi è arrivato l’affido. Una famiglia. Un tetto vero. Un letto che era solo suo. Ma il corpo di chi è stato ferito non dimentica: Rita non sapeva riposare, non sapeva chiedere, non sapeva immaginare un futuro che non fosse sopravvivenza. Ogni gesto normale per gli altri  mangiare insieme, essere guardata con affetto  per lei era un esercizio di traduzione.

Ha studiato come si studia quando non c’è un piano B. Ha studiato con la fame di chi non vuole tornare indietro. Si è laureata. E prima ancora di sentirsi “qualcuno”, ha bussato alle porte come venditrice porta a porta. Campanelli, rifiuti, silenzi imbarazzati. Ogni “no” un colpo secco, ma anche una conferma: sono ancora qui.

Studiare non è stato un salto. È stato un accumulo. Di notti senza sonno. Di quaderni riempiti con una calligrafia tesa. Di una volontà che non chiedeva permesso. Rita ce l’ha fatta non perché fosse facile, ma perché era necessaria.

Non l’ho conosciuta di persona.
Ma mi ha dato il permesso di raccontarla.

Quando mi ha cercata, non voleva pubblicare. Voleva mettere in ordine. Voleva lasciare qualcosa che non fosse un curriculum o un titolo: voleva lasciare un senso. Così abbiamo costruito insieme un percorso di scrittura. Lento. Protetto. Onesto.

Il suo libro non è mai uscito.
Eppure esiste.

È diventato un’eredità emotiva per una piccola comunità di cinque persone: amici scelti, non per sangue ma per presenza. A loro Rita ha consegnato i suoi pensieri più veri, quelli che non si dicono ad alta voce. Le paure. Le conquiste. La verità scomoda che nessuno ama ascoltare: le bambine maltrattate, se sopravvivono, spesso diventano donne capaci, strutturate, realizzate.
E non sempre desiderano figli. Non per mancanza d’amore.
Ma perché l’amore, per loro, è stato una ferita da studiare a distanza.

Rita non ha cercato di “ripararsi” con la maternità. Ha scelto la lucidità. Il lavoro. La parola scritta come atto di restituzione. Scrivere non per essere vista, ma per non far sparire ciò che è stato.

Questo è Libri in eredità.

Un percorso di scrittura dedicato a persone anziane o malate terminali, ma anche a chi sente che il tempo per qualunque motivo è diventato prezioso. Non si scrive per il mercato. Si scrive per qualcuno.
Io, come editor e confidente, entro in punta di piedi: studio a chi andrà il libro, suggerisco il tono, indico cosa dire e cosa tacere, accompagno la voce finché diventa chiara. Non correggo una vita: la ascolto.

Rita non voleva essere ricordata come una sopravvissuta.
Voleva essere compresa come una donna intera.

Se senti che anche tu hai parole che chiedono una casa, se vuoi scrivere o semplicemente parlare, chiamami.

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