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25 Giugno 2026
L’uscita dal carcere di Gianni Alemanno e la cena romana con Roberto Vannacci hanno riaperto una faglia politica che molti fingevano sepolta. Una destra che torna a parlarsi addosso, a organizzarsi, a riconoscersi. Una destra che non chiede più il permesso di esistere. E questo, nel bene e nel male, è il punto. Alemanno rientra nel dibattito pubblico con il peso della sua storia politica e personale, mentre Vannacci continua a incarnare una figura divisiva ma inevitabilmente centrale nel nuovo immaginario identitario. Attorno a loro si muove un’area che rifiuta di restare marginale, che non accetta più il silenzio imposto dal conformismo culturale.
Ma proprio qui nasce la domanda che nessuno vuole affrontare davvero: quale destra sta emergendo?
Non basta evocare patria, popolo, sovranità. Non basta opporsi alla narrazione dominante. La politica, se vuole essere credibile, deve reggere il confronto con la realtà concreta delle persone. Ed è qui che il discorso si fa più duro. Nel mio percorso ho incontrato storie che non entrano nei talk show. Storie di assistenza, disabilità gravissime, diritti sospesi tra burocrazia e promesse politiche. Tra queste c’è anche la vicenda della dottoressa Valentina Valenti, che rappresenta una delle tante voci dimenticate quando la politica si concentra solo sulle bandiere e sul proprio tornaconto. Non è il momento delle dichiarazioni definitive.
Non è il momento delle sentenze mediatiche. Nel libro che stiamo scrivendo queste storie verranno affrontate con precisione, documenti e responsabilità. Ma una cosa oggi si può dire con forza: la credibilità di una classe dirigente si misura anche su chi resta indietro, non solo su chi occupa il centro della scena. Se la nuova destra (come dicono Alemanno e Vannacci) vuole davvero definirsi alternativa, dovrà dimostrare di saper guardare anche ciò che non è comodo, ciò che non porta consenso immediato, ciò che non si presta alla propaganda. Perché una nazione non si ricostruisce con gli slogan, ma con la verità dei fatti e la capacità di assumersi responsabilità.
E su questo terreno, nessuno può permettersi scorciatoie. Io amo una destra rispettosa, che non urla ma agisce, che non divide ma si prende cura dei più deboli, proprio come il Movimento Stella Tricolore guidato dal dott. Donato Allocca, dove la solidarietà diventa impegno concreto e non semplice slogan
Edda Cacchioni
COMUNICAZIONE EDITORIALE
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Referente MST Cerveteri (RM)
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