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IL POTERE DELL'ECCELLENZAblog

Notizie e Opinioni. L'eccellenza può coesistere in armonia col nostro potenziale personale.

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SULTAN NON ERA UN’IDEA.

Era uno scimpanzé. E costrinse l’uomo a ripensare l’intelligenza.

Ci sono ricerche che appartengono alla storia della scienza. E poi ce ne sono alcune che, ancora oggi, hanno la capacità di metterci in discussione. Quella di Wolfgang Köhler sugli scimpanzé di Tenerife appartiene alla seconda categoria. Perché Köhler non si limitò a osservare degli animali. Li mise davanti a un problema. Un frutto fuori portata. Un bastone troppo corto. Due bastoni separati. Alcune casse. E aspettò.

Aspettò che accadesse qualcosa.

Uno degli scimpanzé, Sultan, divenne il protagonista di alcuni degli esperimenti più celebri della psicologia comparata. Non perché fosse “un animale intelligente” nel senso generico con cui utilizziamo oggi questa espressione, ma perché il suo comportamento obbligò Köhler a porsi una domanda molto più scomoda: un essere vivente può comprendere una soluzione prima ancora di averla sperimentata?

La risposta di Köhler fu legata al concetto di insight: la soluzione non sarebbe necessariamente il risultato di una lunga successione di tentativi casuali, ma potrebbe emergere da una riorganizzazione improvvisa della situazione. Ed è qui che la storia diventa straordinariamente contemporanea. Perché l'intelligenza non è soltanto sapere.

È vedere una relazione che prima non vedevamo.

È mettere insieme elementi apparentemente separati.

È capire che quel bastone non è soltanto un bastone.

Che quella cassa non è soltanto una cassa.

Che una storia non è soltanto una successione di fatti.

LA CASA GIALLA E GLI SCIMPANZÉ

Tra il 1913 e gli anni successivi, a Tenerife, nella stazione per lo studio degli antropoidi, Köhler condusse una serie di esperimenti che avrebbero avuto un'enorme influenza sulla psicologia. Prima di lui c'era stato Eugen Teuber, primo direttore della stazione, interessato soprattutto al comportamento naturale, alla gestualità e alla comunicazione degli scimpanzé. Poi arrivò Köhler. E cambiò prospettiva. Non gli interessava soltanto ciò che l'animale faceva. Gli interessava come arrivava alla soluzione. La colonia comprendeva diversi scimpanzé: Consul, Tschego, Grande, Sultan, Tercera, Rana e Chica.

Ma alcuni nomi sono rimasti nella storia più di altri. Soprattutto Sultan. Köhler osservò gli animali mentre affrontavano problemi che richiedevano l'impiego e la combinazione di oggetti. Sultan imparò, tra le altre cose, a utilizzare bastoni e a combinarli per raggiungere un obiettivo. Non era semplicemente il gesto a interessare lo psicologo. Era la struttura del comportamento.

Prima il problema.

Poi l'osservazione.

Poi la riorganizzazione.

Infine la soluzione.

Un passaggio che, a ben guardare, appartiene anche alla nostra esperienza umana.

L'INTELLIGENZA NON È SEMPRE DOVE LA CERCHIAMO

Per molto tempo l'uomo ha costruito una gerarchia rassicurante. Da una parte noi. Dall'altra gli animali. In mezzo, una distanza che sembrava quasi assoluta. Gli esperimenti di Köhler contribuirono a incrinare quella certezza. Non dimostrarono che uno scimpanzé fosse un essere umano. E non dimostrarono che uomo e scimpanzé pensassero nello stesso modo. Dimostrarono qualcosa di molto più interessante: la capacità di risolvere problemi non appartiene esclusivamente all'uomo. Ed è proprio qui che entra in gioco l'evoluzione. La domanda non è soltanto: “Quanto è intelligente uno scimpanzé?” La domanda diventa: quali capacità cognitive condividiamo con gli altri primati e come si sono sviluppate, differenziate e trasformate nel corso dell'evoluzione? Köhler non stava facendo genetica evolutiva. Stava aprendo una porta. E quella porta conduce direttamente alla storia della cognizione.

DALLA SCATOLA ALLA PAROLA

Ora facciamo un salto. Dallo scimpanzé all'uomo. Dalla cassa al manoscritto. Dal bastone alla parola. Può sembrare una provocazione. Non lo è. Quando una persona arriva nel mio studio e dice: “Ho una storia da raccontare, ma non so come trasformarla in un libro”, il problema non è molto diverso nella sua struttura. Il materiale esiste. La soluzione, invece, non è ancora visibile. Ci sono ricordi. Esperienze. Competenze. Fallimenti. Successi. Persone. Luoghi. Emozioni. Pensieri. Ma sono ancora elementi separati.

Il lavoro vero comincia quando qualcuno riesce a vedere il legame. Quando trova il filo. Quando comprende che cosa raccontare, che cosa lasciare fuori, da dove cominciare, quale voce utilizzare e quale forma dare alla storia. È il momento in cui una quantità di materiale diventa struttura. E la struttura diventa libro.

NON SCRIVIAMO SOLTANTO TESTI. DIAMO FORMA AL PENSIERO.

È questa la ragione per cui nel mio studio non considero la scrittura un semplice esercizio di parole. Scrivere non significa riempire pagine. Significa prendere qualcosa che ancora non possiede una forma definitiva e costruirne una. Un'autobiografia non è un elenco di ricordi. Un saggio non è una raccolta di opinioni. Un testo commerciale non è semplicemente una sequenza di frasi persuasive. Una storia professionale non è un curriculum scritto in forma narrativa. Ogni contenuto ha una propria architettura. E quando quell'architettura funziona, il lettore non vede più il lavoro che c'è dietro. Vede la storia. Capisce il messaggio. Riconosce il valore. E soprattutto ricorda.

LA LEZIONE DI SULTAN

Forse è questa la parte più interessante della vicenda di Köhler. Sultan non aveva bisogno di conoscere la teoria dell'intelligenza. Doveva risolvere un problema. Köhler, invece, doveva comprendere ciò che stava osservando. E noi oggi possiamo aggiungere una terza prospettiva.

Non basta avere qualcosa da dire. Bisogna riuscire a riconoscere la forma che quel qualcosa può assumere. Un'esperienza può diventare un libro. Una competenza può diventare autorevolezza. Una storia professionale può diventare posizionamento. Un'idea può diventare un progetto editoriale. Un progetto può diventare comunicazione. E la comunicazione, quando è costruita con intelligenza, può diventare valore.

H.EDDA-DOVE LE STORIE PRENDONO FORMA

È qui che entra il mio lavoro.

In H.EDDA Scrittura e Marketing lavoro sulla trasformazione delle idee, delle esperienze e delle competenze in progetti editoriali e comunicativi capaci di avere una forma, una voce e una direzione.

Autobiografia.

Saggio.

Narrativa.

Testo commerciale.

Comunicazione digitale.

Non parto dalla domanda: “Quante pagine vuoi scrivere?” Parto da un'altra: “Che cosa hai davvero da dire?” Perché prima del libro viene il pensiero. Prima della pubblicazione viene la costruzione. Prima della comunicazione viene il significato.

E prima ancora viene quella capacità che Köhler osservò, più di un secolo fa, davanti a uno scimpanzé chiamato Sultan: vedere una possibilità dove, fino a un attimo prima, sembrava esserci soltanto un problema. Forse è questo che facciamo quando scriviamo davvero. Non inventiamo necessariamente qualcosa. Riconosciamo ciò che già esiste e gli diamo una forma che gli altri possano finalmente vedere.

H.EDDA Scrittura e Marketing.
Dalla storia al libro. Dall'idea alla sua forma.
www.heddascrittriceprofessionista.space 

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