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IL POTERE DELL'ECCELLENZAblog

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Dalla piazza al feed: come è cambiato il cittadino

Dalla piazza al feed: come è cambiato il cittadino

C’è stato un tempo in cui la politica aveva un luogo preciso.

La piazza.
La sezione di partito.
Il giornale.
La televisione.

Poi è arrivato Internet. E, lentamente, anche il modo di essere cittadini è cambiato.

Negli anni Ottanta la politica italiana viveva ancora dentro le grandi appartenenze. La Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista di Bettino Craxi rappresentavano identità politiche riconoscibili. Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino e, poco dopo, quella geografia politica che aveva caratterizzato l’Italia del dopoguerra iniziava a dissolversi.

Nel 1992 arrivarono Tangentopoli e l’inchiesta Mani Pulite. Nel 1994 Silvio Berlusconi entrò nella politica nazionale con un linguaggio nuovo, fortemente legato alla comunicazione televisiva e alla personalizzazione del consenso.

Non era soltanto cambiata la politica. Era cambiato il modo di comunicarla.

Con il nuovo secolo arrivò Internet. Poi i social network. Facebook dal 2008, in Italia, iniziò a modificare profondamente il rapporto tra persone, informazione e opinione pubblica. Twitter, Instagram, YouTube e successivamente TikTok hanno trasformato ulteriormente quel rapporto.

La politica è entrata nel feed.

E il cittadino è diventato, contemporaneamente, spettatore, commentatore, produttore e diffusore di informazioni. È una trasformazione enorme.

Nel 2013 il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo portò in Parlamento una forza costruita anche sulla promessa di una politica più diretta e sulla disintermediazione tra cittadini e istituzioni. Nel 2018 il Movimento diventò la prima forza politica italiana per voti alla Camera. Nel 2022 Giorgia Meloni divenne Presidente del Consiglio.

Ma il cambiamento più profondo non sta soltanto nei nomi che hanno attraversato queste fasi.

Sta nel rapporto con la realtà.

Oggi una notizia può raggiungerci prima ancora che un giornale abbia verificato le informazioni. Un politico può parlare direttamente al proprio pubblico senza passare necessariamente dai media tradizionali. Un’immagine, un video o un messaggio possono raggiungere milioni di persone in poche ore.

La democrazia, quindi, non è più soltanto una questione di urne.

È anche una questione di attenzione, informazione e capacità critica.

La Commissione europea considera oggi disinformazione, manipolazione online e contenuti generati dall’AI tra le minacce rilevanti per il dibattito democratico.

E qui la sociopolitica incontra la comunicazione.

Perché quando cambia il modo in cui le persone ricevono le informazioni, cambia anche il modo in cui costruiscono opinioni, appartenenze e consenso.

L’Italia sta inoltre affrontando un’altra trasformazione decisiva: quella demografica. Nel 2025 sono nati circa 355 mila bambini e la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna; al 1° gennaio 2026 gli over 65 rappresentavano il 25,1% della popolazione.

Meno giovani, più anziani, nuove migrazioni, nuove tecnologie, nuove forme di comunicazione.

Non stiamo semplicemente vivendo un cambiamento politico.

Stiamo vivendo un cambiamento sociale che sta modificando anche la politica.

E forse la domanda più interessante non è quale sarà il prossimo leader.

È questa:

che tipo di cittadini stiamo diventando?

Perché la storia della politica racconta anche la storia del nostro modo di guardare il mondo.

E oggi, quel mondo, lo guardiamo sempre più spesso attraverso uno schermo.

 

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