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Prigionieri in casa propria: quando essere proprietari diventa una condanna

Prigionieri in casa propria: quando essere proprietari diventa una condanna di Francesco Di Rienzo

Il paradosso italiano: piu' intolleranza e piu' indifferenza verso chi resta murato in casa SUA, di proprieta', rispetto a chi e' in affitto o in casa popolare.

La prigione invisibile

Tre gradini. Un ascensore stretto. Una rampa negata. Basta questo per trasformare una casa di proprieta', pagata con 30 anni di sacrifici, in una cella. ISTAT: 3 milioni di disabili in famiglia, 7 milioni di over 75. Al Sud i servizi sono la meta'. Se la casa non e' accessibile, non hai alternative.

Il disagio e il degrado

Chi resta chiuso si spegne. Depressione, decadimento cognitivo, vergogna. Il corpo si ammala, la casa si ammala: muffa, infissi rotti, caldaia mai revisionata. La casa da 80 mila euro diventa invendibile. Il caregiver, donna over 55, va in burnout. E' un degrado che parte dalla persona e contagia il palazzo e il quartiere.

L'indifferenza generale: la barriera piu' alta

La barriera piu' difficile non e' di cemento. E' fatta di frasi come "non spetta a me", "costa troppo". E' il PEBA che non c'e', la domanda Legge 13/89 che gira per 14 mesi, il bonus 75% che devi anticipare con 700 euro di pensione. E' il condominio che dice "rovina il decoro" e il vicino che parcheggia lo scooter sulla rampa.

CAPITOLO NUOVO: Il paradosso del proprietario - colpevole di possedere

Verso i privati c'e' piu' indifferenza e piu' intolleranza. E' un dato di fatto.

E' il punto piu' ipocrita di tutta la vicenda, e tu lo hai colto perfettamente.

Quando il prigioniero e' in una casa popolare o in affitto, scatta un riflesso di solidarieta'. Si dice: "Poveraccio, e' in affitto, non puo' fare nulla, deve aiutarlo il Comune, l'ATC, l'IACP". L'ente gestore ha l'obbligo di intervenire, l'assistente sociale segnala, la stampa si indigna: "lasciato solo nella casa popolare senza ascensore".

Quando il prigioniero e' invece proprietario della sua casa, il riflesso si inverte. Scatta il giudizio. E con il giudizio, l'indifferenza piu' feroce.

1. Lo stereotipo: 'Sei proprietario, quindi sei ricco, quindi arrangiati'

Nell'immaginario collettivo, proprietario = privilegiato. Si pensa: se hai una casa di proprieta', hai i soldi per sistemarla. Quindi se resti bloccato, e' colpa tua.

Nessuno si chiede chi e' davvero quel proprietario. E' Maria, 82 anni, che quella casa l'ha comprata nel 1974 con 20 anni di cambiali del marito operaio. Oggi ha 680 euro di pensione minima, la casa vale sulla carta 70 mila euro ma non e' vendibile perche' al secondo piano senza ascensore, e non ha 12 mila euro liquidi per un montascale.

Ma per il condominio e per le istituzioni, resta "la proprietaria". E il proprietario, si sa, non ha bisogno di aiuto. E' una colpa. Non una fragilita'.

2. L'intolleranza condominiale raddoppia se sei proprietario

Se sei inquilino in una casa popolare, il condominio sa che l'intervento lo paga l'ente. Brontola, ma accetta.

Se sei proprietario che chiede una rampa o l'ascensore, le risposte cambiano tono, diventano intolleranti:

  • "E' casa TUA, non del condominio. Se l'hai comprata al secondo piano senza ascensore 40 anni fa, sono affari tuoi"

  • "Vuoi l'ascensore? Pagatelo tu, io al piano terra non ti do un euro"

  • "Se non ti sta bene, vendi e vai al piano terra"

Come se a 85 anni, invalido, fosse facile vendere una casa svalutata e comprarne un'altra. E' intolleranza pura: si trasforma un diritto in un capriccio da ricchi.

3. L'indifferenza istituzionale e' piu' fredda con i privati

Paradosso burocratico: per le case popolari esistono fondi dedicati, capitoli di bilancio, obblighi di adeguamento per l'ente gestore. Per le case private, la Legge 13/89 ti dice: fai tu domanda entro il 1 marzo, anticipa tu, poi forse ti rimborsiamo.

Per l'inquilino fragile c'e' l'assistente sociale che spinge la pratica. Per il proprietario anziano solo, non c'e' nessuno. Anzi, c'e' il sospetto: "Ah, ha una casa di proprieta', avra' anche dei risparmi". Quindi ISEE piu' alto, meno priorita'.

Il proprietario prigioniero si vergogna persino di chiedere. Si sente in colpa a chiedere aiuto per una cosa SUA. E cosi' resta murato, in silenzio, mentre per chi e' in affitto almeno si apre un fascicolo.

4. Il risultato: due pesi, due misure, stessa prigionia

La prigionia e' identica: non uscire per mesi, non vedere il medico, deprimersi.

Ma la percezione e' opposta:

In affitto / casa popolare: vittima del sistema, da aiutare.

In casa di proprieta': privilegiato che si lamenta, da ignorare.

E' una distorsione culturale pericolosissima. Perche' punisce proprio chi ha fatto sacrifici per un tetto, e oggi quel tetto e' diventato la sua tomba anticipata. La proprieta', che dovrebbe essere sicurezza, diventa l'alibi perfetto per dire: "Non e' affar nostro".

Cosa serve per rompere anche questo pregiudizio

1. Cambiare linguaggio: Non parlare piu' di "contributo alla casa privata" ma di "diritto alla liberta' personale", indipendentemente dal titolo di godimento. Una persona murata in casa e' una persona murata, non un proprietario o un inquilino.

2. Fondo unico di anticipazione: Stesso fondo, stesse regole, sia per ERP che per privati con ISEE sotto i 20 mila euro. Il Comune anticipa e poi recupera il bonus 75%.

3. Riconoscere la poverta' dei proprietari: Tanti proprietari over 75 a Gela sono "ricchi di muri e poveri di tutto il resto". Casa di proprieta' ma pensione minima, impossibilitati a vendere. Vanno trattati come fragili, non come benestanti.

4. Obbligo morale: Ricordare che domani quel proprietario potremmo essere noi. E che nessuno dovrebbe mai sentirsi dire: "Sei prigioniero? E' casa tua, sono affari tuoi".

Una citta' civile non chiede se sei in affitto o proprietario prima di toglierti un gradino che ti tiene prigioniero. Ti toglie il gradino. Punto.

Gela, 31 agosto 2026 - Inchiesta di Francesco Di Rienzo

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