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24 Settembre 2026
La scuola non deve creare ghetti: deve creare cittadini
Ci sono due parole che devono restare al centro dell'argomento: integrazione e inclusione.
E integrazione non significa mettere insieme persone che vivono la stessa scuola, ma costruire le condizioni perché possano davvero diventare parte della stessa comunità: inclusione.
Per questo, se il provvedimento annunciato dal Governo riuscirà a evitare la concentrazione degli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano in classi composte quasi esclusivamente da loro, potrà avere un significato concreto: impedire la nascita di quelle che lo stesso ministro Valditara definisce “classi ghetto”. Il criterio annunciato è linguistico, non semplicemente legato alla cittadinanza, e sono previste deroghe e un potenziamento dell’insegnamento dell’italiano. È questo il punto che merita di essere difeso senza ambiguità.
Un bambino straniero non si integra perché viene separato. Si integra quando entra in una classe, ascolta l’italiano ogni giorno, studia accanto ai suoi coetanei, gioca con loro, impara le regole comuni e viene riconosciuto come parte della comunità. La scuola italiana non dovrebbe avere classi “degli italiani” e classi “degli stranieri”. Dovrebbe avere classi italiane, nelle quali le differenze di origine non diventano barriere, ma occasioni di conoscenza.
Ed è proprio qui che la polemica politica rischia di perdere il senso della questione. Giorgia Meloni ha richiamato le circolari del 1989 e del 1990 firmate da Sergio Mattarella quando era ministro dell’Istruzione, sostenendo che già allora si indicava l’opportunità di non concentrare gli alunni stranieri nelle stesse classi. Ma oggi non serve una contesa tra istituzioni. Serve una scuola capace di guardare avanti.
La vera sfida non è stabilire chi avesse ragione trent’anni fa. È decidere che cosa vogliamo per i bambini di oggi.
E la risposta dovrebbe essere semplice: nessun ghetto, nessuna classe separata, nessun bambino lasciato ai margini. Lingua italiana, istruzione, confronto e convivenza. Tutti nella stessa scuola, tutti parte della stessa comunità.
Questa non è esclusione.
È integrazione, quando integrazione e inclusione significano davvero appartenere.
Edda Cacchioni